2000 anni di storia: l'Anfiteatro romano di Cagliari - Coccoetta
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2000 anni di storia: l’Anfiteatro romano di Cagliari

Sono una guida turistica. E anche una buona lettrice. Vi spiego il nesso.

All’inizio ho fatto la guida turistica per necessità, ma poi ho scoperto che è una professione bellissima e mi sono appassionata.

Fare la guida ti spinge a studiare sempre e anche se lavori in un sito per anni, non ti annoierai a raccontare “sempre le stesse cose” ma cercherai sempre cose nuove da raccontare e nuovi modi per dirle.

Ed ecco che arriva la lettrice, perché fare la guida è un po’ come leggere un bel libro: entri in un mondo diverso e vuoi saperne di più, per capire, per conoscere, per parlarne e raccontare, per scambiare informazioni e storie, per te e per chi ti ascolta.

Ad un certo punto ti accorgi che – sì – stai parlando della stessa cosa di ieri, ma la dici diversamente, anche in relazione a chi hai davanti. Impari che i bambini si interessano ad alcune cose e i grandi ad altre e modelli così il tuo racconto, per suscitare l’interesse dei visitatori e divertirli e divertirti insieme a loro.

Questo è quello che mi è successo quando ho fatto la guida all’Anfiteatro Romano di Cagliari e oggi vi accompagno a fare un giro proprio lì.

Com’era

All’inizio del percorso si scende, dal livello della strada a quello della piazza sulla quale anticamente si ergeva la facciata monumentale, costruita in blocchi di pietra calcarea e rivolta a sud-ovest, verso l’Orto botanico e il mare.

Eh sì, perché l’Anfiteatro era molto più grande di come lo vediamo oggi: circa il doppio, costruito per metà in blocchi di calcare e per metà scavato nella valle di Palabanda.

La parte dell’Anfiteatro costruita in blocchi di calcare è andata perduta, smontata completamente e i blocchi sono stati riutilizzati per realizzare molte altre costruzioni. Una pratica che in passato avveniva di frequente, perciò è giunta fino a noi solo la parte scavata nel calcare.

Il nostro Anfiteatro era grande più o meno un quarto del Colosseo romano e poteva ospitare circa ottomila spettatori su tre ordini di sedute.

Sul livello più basso, con una vista privilegiata sull’arena, sedevano le autorità locali; su quello mediano gli uomini liberi; sul più alto gli schiavi e le donne.

Ai lati dell’ingresso, sulla piazza, si trovavano due tabernae, per l’acquisto di cibo e bevande da consumare durante la giornata all’interno dell’Anfiteatro.

Pensa che in origine era tutto rivestito in marmo e decorato con fregi e dipinti, sia all’interno che all’esterno.

Al centro dell’arena si vede benissimo la fossa scenica, un taglio rettangolare e profondo che forma un lungo locale sotterraneo. Qui c’erano alcuni locali di servizio e gli ingranaggi per l’innalzamento delle scenografie che servivano a rendere gli spettacoli più realistici e delle macchine per le esecuzioni capitali.

La fossa scenica aveva una copertura scorrevole in legno, che veniva chiusa e coperta di sabbia durante le lotte negli spettacoli serali.

Gli spettacoli

Quando si entra nel corridoio a livello dell’arena ora si apprezzano il fresco e il silenzio, ma con un po’ di fantasia si possono sentire ancora i rumori della vita di un tempo, i versi degli animali in gabbia, le grida dei prigionieri, i lamenti dei feriti, il vociare degli spettatori e degli scommettitori, le preghiere di chi stava per combattere.

E si vedono i dipinti alle pareti, i cartelloni che annunciavano i giochi in programma ogni giorno e i favoriti nella lotta, perché si scommetteva su di loro, esattamente come oggi.

Gli spettacoli si svolgevano per diversi mesi l’anno, erano gratuiti e duravano tutto il giorno: la mattina le simulazioni di caccia, all’ora di pranzo le esecuzioni capitali e la sera gli spettacoli di lotta dei gladiatori.

Le scenografie erano ricche e ricalcavano quelle fastose che si potevano vedere negli anfiteatri di città più importanti, come Roma.

Si utilizzavano scenografie dipinte di paesaggi e boschi, per le simulazioni di caccia, oppure macchine terribili e animali feroci, per la tortura e la morte dei prigionieri condannati alla pena capitale; talvolta le lotte invece erano precedute da una sorta di parata, in cui i gladiatori si presentavano senza armi e sfilavano davanti a tutto il pubblico e alle autorità.

Gli uomini

Moltissime persone gravitavano intorno all’Anfiteatro: gli spettatori, che percorrevano corridoi e scale per andare e venire dai propri posti e scommettevano sull’esito delle cacce o delle lotte; gli schiavi che azionavano le macchine della fossa scenica o rimuovevano cadaveri e feriti dall’arena; i lottatori che per la libertà o per denaro rischiavano la vita.

C’è una cella dove i gladiatori attendevano il proprio turno di combattimento, il carcer, sulle cui pareti troviamo gli anelli per l’ancoraggio delle catene.

Considera che non tutti i gladiatori erano uomini liberi, alcuni di loro erano schiavi e combattevano per un padrone, che guadagnava sulle loro vittorie. Questi potevano conquistare la libertà dopo un certo numero di combattimenti vinti. Altri invece erano uomini liberi che combattevano per denaro e guadagnavano dalle scommesse e dalle proprie vittorie.

Gli animali

Gli animali erano al centro di molti spettacoli, per esempio le simulazioni di caccia, in cui si usavano quelli di piccola e media taglia, presenti sul territorio, come cani, volpi, volatili o cinghiali. Animali più grandi erano invece utilizzati come ornamento nelle parate, da esibire come trofei che simboleggiavano la grandezza dell’impero. Era il caso di animali esotici come elefanti e cammelli; mentre quelli feroci venivano utilizzati nelle esecuzioni capitali e nei combattimenti con gli uomini.

All’interno dell’anfiteatro ci sono ancora una serie di gabbie per gli animali, con gli anelli in pietra per l’ancoraggio delle catene. Una, in particolare, molto grande, veniva utilizzata non solo per custodirli ma anche come una sorta di zoo, dove i visitatori potevano entrare e ammirare animali che non era usuale vedere.

La religione e la morte

All’interno di strutture come gli anfiteatri avevano spazio anche ambienti dedicati alla religione e alla morte.

Nel corridoio alla base della cavea c’è ancora una sorta di altare presso il quale i combattenti, e forse anche i condannati, potevano fermarsi a pregare per la propria sorte. Ne resta un accenno di base con occhielli scavati nella pietra che forse servivano per appendere lucerne o fissare un ripiano sul quale venivano appoggiate le offerte o gli ex-voto.

La sofferenza e la morte poi erano trattate come uno spettacolo nello spettacolo (non abbiamo inventato nulla!), non è un caso infatti che tutti i passaggi del pubblico erano adiacenti a gabbie per animali o per uomini in catene. Circa a metà del corridoio, c’è la camera libitinaria, dedicata a Libitina, la dea della morte, nella quale venivano portati i feriti e i morti in combattimento. Questa stanza ha due porte e la leggenda dice che una servisse per l’ingresso dei vivi e l’altra per l’uscita delle anime dei morti. Molto probabilmente invece, la seconda porta, che guarda caso si trova ai piedi di una scala che veniva percorsa dal pubblico, fu aperta in un secondo momento e serviva proprio per dare la possibilità a chi passava di vedere cosa succedeva all’interno dell’infermeria – obitorio.

L’acqua

L’Anfiteatro veniva utilizzato anche per scopi civici, come la raccolta delle acque piovane, che venivano incanalate in condotte più o meno grandi che portavano l’acqua verso le grandi cisterne della città, per l’approvvigionamento idrico. Le due cisterne principali verso le quali veniva convogliata l’acqua, sono ancora esistenti, presso l’Orto botanico e sotto l’Orto dei Cappuccini.

Potrei raccontarvi molte altre cose su questo monumento così antico e affascinante, ma vi consiglio di fare una visita guidata in futuro, questa volta dal vero.

L’Anfiteatro ora è in restauro e quando sarà restituito alla cittadinanza e al mondo sarà utilizzato anche come luogo per eventi culturali, oltre che come sito archeologico per eccellenza.

Ci vediamo lì, speriamo presto!

Coccoetta
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