CONTUS DE ARREJOLAS: 126 PICCOLE GRANDI STORIE - Coccoetta
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CONTUS DE ARREJOLAS: 126 PICCOLE GRANDI STORIE

Questa volta vi racconto una cosa minuscola ma grandissima. Di quelle cose un po’ nascoste e misconosciute ma importanti, rivelatrici, preziose, che piacciono a me e, se siete qui, piacciono anche a voi.

Nel corso degli ultimi anni, da quando mi sono trasferita a vivere di nuovo a Cagliari, più volte mi sono imbattuta in cenni o racconti su questo luogo ma non ho mai avuto l’occasione e il tempo di approfondire.

Questo fino a un paio di settimane fa, quando, finalmente, approfittando di una mattinata di sole benedetto che sta alla base della poca voglia che ho di andarmene da qui, riesco a fare una passeggiata, insieme a una fida amica, nel quartiere storico di Castello, arriviamo in via Lamarmora 167, dove c’è Palazzo Pes, dove c’è Contus de Arrejolas (letteralmente “Racconti di mattonelle”, quelle in questione sono per lo più di ceramica, con la superficie smaltata e decorata, tipo azulejos) e conosciamo Mercedes Mariotti.

MERCEDES

Mercedes Mariotti è una combattente. Una pasionaria. Ama l’arte, la storia, Cagliari e Castello. Ha un entusiasmo e una passione davvero ammirevoli, che da anni la spingono a portare avanti questo progetto a dir poco di nicchia ma sempre più famoso.

Lei è una donna minuta, delicata, ma che rivela spirito, modernità e creatività.

Ci accoglie timidamente ma con cortesia. All’inizio sembra quasi non volersi intromettere nella nostra visita, ma poi si decide e racconta con dovizia di particolari tutti i dettagli della sua collezione, le storie che ciascun pezzo si porta dietro, notizie sul palazzo e su donna Sanna Sulis e sulla città in generale e ogni tanto dice: “Fermatemi voi, altrimenti io continuo ancora”. Ma figurarsi! Chi si sognerebbe mai di interromperla? È troppo affascinante questa visita guidata che lei fa, accompagnando ogni visitatore attraverso aneddoti e dettagli della storia di Castello e non solo.

Basti dire che quando le chiediamo quanto le dobbiamo dare per l’ingresso al museo e per la visita lei dice: “Ma che biglietto! Questa è passione! Io voglio fare delle cose e le faccio, arrivo dove arrivo, con la mia passione e la mia curiosità”. È così che ci siamo innamorate di lei.

A seguito di Mercedes e dei visitatori, scodinzola la fedele cagnolina, che non la abbandona mai e che, per l’occasione, indossava un vezzosissimo golfino di maglia con una fila di bottoni colorati sul dorso.

LA STORIA

Il museo Contus de Arrejolas, ha sede in un palazzo, oggi conosciuto come Palazzo Pes, che fu proprietà di donna Francesca Sanna Sulis, un’imprenditrice tessile sarda mai abbastanza studiata e ricordata. Donna Francesca era una grande proprietaria terriera, che iniziò a coltivare bachi da seta in una fabbrica a Quartucciu e divenne una grande produttrice di seta, all’avanguardia per quei tempi, con rapporti commerciali che arrivavano fino a San Pietroburgo. Sulla sua storia è stato scritto un libro: Lucio Spiga, Francesca Sanna Sulis, Workdesign, 2009.

Ma torniamo a Mercedes e alla sua avventura con le arrejolas.

Nel 1992 Mercedes ha comprato un locale al piano terra di questo palazzo, in via Lamarmora, per farne la sede del suo laboratorio Spazio FarCeramica.

Si tratta di un ambiente grande all’ingresso, uno più piccolo in fondo e una porta su un pozzo per l’aerazione; all’epoca della costruzione del palazzo, a metà del 1600, forse era tutto a livello della strada, ma oggi, per entrare, bisogna scendere un paio di gradini.

All’arrivo di Mercedes il pavimento era ricoperto di terra battuta, mista a pezzi di riggiole, cioè di piastrelle in ceramica, per contrastare l’umidità che saliva dal terreno.

Molte di queste piastrelle, ancora intatte, Mercedes le ha trovate anche in una cisterna, che si apre nel pavimento del piccolo ambiente di servizio, che si trova in fondo alla stanza più grande.

Contus_De_Arrejolas_azulejos

La cisterna, profonda 5 metri e larga 3, fu scavata probabilmente in periodo punico e originariamente serviva per l’approvvigionamento idrico, ma, nel corso del XIX secolo, con l’arrivo della rete idrica pubblica che portava l’acqua corrente in ogni casa, diventò una sorta di deposito per le masserizie e gli oggetti inutili che venivano buttati là dentro e dimenticati: il butto.

Non esiste un censimento preciso delle cisterne, ma sotto i palazzi antichi dei vecchi quartieri ce ne sono tantissime e in molti casi vengono tenute “segrete”. Durante la Seconda guerra mondiale la cisterna era in collegamento con un rifugio antiaereo ma poi il passaggio è stato chiuso. Mercedes ci racconta di una testimone, che all’epoca era una bambina, che ricorda che certo la cisterna non era garanzia di sopravvivenza ma le persone preferivano rischiare di morire insieme, piuttosto che dividersi nei vari rifugi del vicinato.

Mercedes decide così di vuotare la cisterna e ritrova moltissime cose, alcune inutili e da tralasciare ma altre molto interessanti. Le piastrelle trovate nella cisterna erano belle, variopinte e ben conservate, quindi Mercedes inizia a collezionarle e a esporle: all’inizio erano solo 126 ma suscitarono una grande curiosità.

Grazie ai finanziamenti comunali per lavori di ristrutturazioni in Castello, si apre una stagione di rinnovamento delle case di quel quartiere e di grande arricchimento per la collezione delle arrejolas di Mercedes: pensate che i muratori si fermavano direttamente col camion pieno di macerie per dargliene pezzi particolari o esemplari interi!

Lei intanto continua a raccogliere e a esporre tutto il materiale che trova o che le arriva, grazie alla curiosità che suscita la sua collezione, da proprietari e operai.

Lo fa per sé stessa, per un gusto personale di ricerca, ma poi qualcuno si accorge di lei, diventa famosa e la Soprintendenza arriva a collaborare e dichiara la collezione di eccezionale interesse storico e artistico, si studiano e si catalogano i pezzi, le fabbriche, le tecniche di produzione e decorazione.

Perfino una tesi di laurea si occupa del palazzo Sanna Sulis e del suo museo, che nel frattempo è entrato a far parte dell’Associazione Nazionale Piccoli Musei, insieme ad altre perle di tutta Italia e anche sarde.

Contus_De_Arrejolas_Cerbellon

 

LA COLLEZIONE

Mercedes ci mostra alcune mattonelle molto speciali per la collezione, alcune provenienti dalla residenza della famiglia Cerbellon, arrivata dalla Catalogna nel 1300, altre con lo stemma dei padri domenicani, fatte arrivare dalla Spagna, alcune delle quali sono ancora nella chiesa di san Lucifero e uniscono lo stemma di Cagliari, le due torri, con quello di Aragona, i quattro pali rossi in campo oro.

Contus_De_Arrejolas_Domenicani

Arrivano da moltissimi palazzi del quartiere e ce n’è anche una di Palazzo Zapata! Quello del portone senza palazzo, di fronte al palazzo senza portone! Conoscete la storia? No? Ve la racconto un’altra volta. Oggi siamo qui per Mercedes e le sue arrejolas!

Dicevamo: ogni mattonella racconta una storia.

Moltissime sono state portate dai residenti per ricostruire piccoli pezzi di storia quotidiana e donate o prestate al museo, ciascuna con un cartellino colorato che indica la provenienza e la data di acquisizione.

La più umile e semplice, come la chiama Mercedes, ha l’impronta della zampetta di un gatto, impressa nel verso ed è stata salvata come portafortuna di tutta la collezione e riprodotta in piccoli esemplari che si possono acquistare.

È un caleidoscopio di colori e di motivi decorativi, che a volte hanno anche una funzione pratica: per esempio, sapevate che alcune decorazioni, che oggi chiameremmo “optical”, servivano per scacciare le mosche? Le mosche percepiscono la decorazione in rilievo e detestano l’incrocio di diagonali, per questo motivo, questa specie di piastrella era usata soprattutto nelle cucine.

Quindi si esce di casa per andare a vedere un museo e si imparano perfino cose sulle mosche!

Contus_De_Arrejolas_azulejos

E poi ci sono serie di motivi geometrici e floreali, tutti ordinatamente disposti sulle pareti della stanza, che conserva anche una vetrina con oggetti di uso comune, per lo più ritrovati nella cisterna, insieme alle mattonelle ma anche in altri luoghi, oppure donati anch’essi da affezionati sostenitori del museo: vasi da notte, piatti, bottiglie, contenitori, brocche, un ferro da stiro, lucerne, posate.

Sul muro della cornice della porta di ingresso poi, affiora dall’intonaco una pietra con strani graffiti che molto probabilmente sono registrazioni di carico e scarico del magazzino di donna Sanna Sulis.

Insomma, una miniera di informazioni, curiosità, storie, in questo piccolo grande museo, che continua ad arricchirsi, grazie all’instancabile Mercedes e alle persone che lo amano.

Intanto, noi ci siamo riproposte di tornare tra un po’, a vedere i nuovi arrivi e ad ascoltare le nuove storie ad essi legate. Andateci anche voi. Parlate con Mercedes e se avete una arrejola particolare, portategliela.

E non datele retta, quando vi dice che è tutto gratis, non è così, considerate il lavoro che c’è stato e che continua ad esserci, lasciate un contributo e compratevi una mattonellina ricordo, aiutate questo luogo a crescere e a continuare a esistere.

Grazie a Mercedes.

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