Palazzo Bacaredda: il Municipio di Cagliari e i suoi artisti - Coccoetta
15676
post-template-default,single,single-post,postid-15676,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,qode-theme-ver-10.1.1,wpb-js-composer js-comp-ver-5.0.1,vc_responsive
Municipio Ingresso

Palazzo Bacaredda: il Municipio di Cagliari e i suoi artisti

Oggi andiamo a curiosare dentro il palazzo civico di Cagliari, nella nuova sede che ha soltanto 110 anni.

Eh sì, perché prima il Comune aveva sede in Castello, nel vecchio Palazzo di città, accanto alla cattedrale, nel quartiere fortificato di Cagliari.

Alla fine dell’Ottocento, però, l’allora Sindaco Ottone Bacaredda volle trasferirne la sede in un nuovo palazzo di via Roma, al confine tra il quartiere di Stampace e quello della Marina, nel cuore della vita commerciale e sociale della città.

Il palazzo, che sta al civico 145 di via Roma ed è conosciuto anche col nome di Palazzo Bacaredda, fu inaugurato nel 1907, ma i lavori per il perfezionamento degli interni durarono fino al 1914.

Subì molti danni a causa dei bombardamenti del 1943 e fu in parte ricostruito, nello stesso stile Liberty e con la stessa pietra calcarea, bianchissima.

Sulla facciata ha due torri ottagonali e, tra gli altri fregi, due leoni in bronzo e un’aquila che regge lo stemma della città.

Si entra attraverso un portico in stile gotico-catalano e ci si ritrova in un cortile interno. incredibilmente silenzioso per essere su una delle vie più trafficate e congestionate di tutta Cagliari.

La facciata è in restauro, motivo per cui non le ho fatto nessuna foto, ma vi accompagno subito dentro.

SALA DEL CONSIGLIO

Municipio Consiglio

A vederla in TV, immaginavo la Sala del Consiglio comunale molto più grande e infatti non è che sia piccola ma è raccolta, con le sedute del presidente e del sindaco a destra e quelle dei consiglieri a sinistra. In alto sono collocate tre tele di Filippo Figari, che si salvarono dai danni della guerra perché vennero rimosse e poi ricollocate a conflitto finito.

Nella foto si vedono bene due tele: la prima rappresenta l’arcivescovo di Cagliari con il vicario di Pisa e la seconda Vittorio Amedeo II di Savoia con le province del regno sabaudo e i miliziani, tra i quali è raffigurato lo stesso autore che regge una della mazze d’argento che vengono portate in processione per sant’Efisio.

Filippo Figari (Cagliari 1885-Roma 1973) fu uno dei molti artisti chiamati da Bacaredda a collaborare all’allestimento e alla decorazione degli interni del palazzo e, come lui, risposero all’invito anche altri grandi nomi, come vedremo nel corso della nostra visita.

Ai lati della cattedra con le sedute principali, infatti, si trovano due statue di Francesco Ciusa, scultore sardo (Nuoro 1883-Cagliari 1949) tra i più apprezzati. Le due sculture sono L’anfora sarda e La dolorante anima sarda, entrambe copie in bronzo. Avevo già visto le opere di Ciusa in gesso, nel museo dedicatogli a Nuoro, e mi impressiona sempre constatare come la differenza di materiale non intacchi minimamente l’emozione che suscitano.

SALA DEL RETABLO
Municipio Cavaro

Questa era la vecchia sala in cui si riuniva la giunta municipale ma viene ora utilizzata per conferenze stampa. Si chiama “sala del retablo” per l’opera di Pietro Cavaro che occupa molta parte di una delle sue pareti lunghe. Pietro Cavaro fu un pittore cagliaritano vissuto nella prima metà del Cinquecento e nel suo dipinto su legno, chiamato Retablo dei Consiglieri, rappresentò la Madonna con bambino, circondata da 5 personaggi (i consiglieri, appunto) che non hanno tratti somatici e nei riquadri i dodici apostoli e i santi maggiormente venerati a Cagliari nel XIV secolo: sant’Agostino, san Sebastiano, san Girolamo, san Lorenzo, san Francesco e san Cristoforo.

Nella parete di fronte al retablo è esposto un gonfalone della città che venne confezionato dalle donne cagliaritane e donato al Municipio in occasione del trasferimento della sede da Castello a via Roma.

SALA VIVANET

Municipio Vivanet

La mia preferita. Raccolta, luminosa ed elegante, ora non ha una funzione precisa, ma in passato veniva utilizzata come sala d’attesa per gli ospiti del sindaco.

Sulla parte alta delle pareti ha una serie di dipinti con vedute di Cagliari da diverse prospettive e, dietro le tende chiare sulle grandi finestre, un piccolo balcone che ha una vista su tutta la via Roma e il porto, dalla Calata darsena alla stazione ferroviaria.

SALA MATRIMONI

Municipio Matrimoni

Concepita per questa funzione sin dall’origine, la Sala matrimoni conserva una serie di dipinti di Filippo Figari che raffigurano il matrimonio sardo nelle varie fasi preparatorie e celebrative. Per preparare queste tele, il pittore trascorse un anno intero a Busachi, ancora oggi una delle comunità che conserva maggiormente usi e costumi tipici sardi.

Nella sala si trovano anche alcune teche con una piccola esposizione di gioielli della sposa e oggetti tipici della tradizione orafa sarda: la fede, la spiga, gli oggetti di buon augurio e propiziatori della fertilità oppure di uso quotidiano come rosari e croci, ispuligadentes, bottoni, cinture, fibbie, perfino una ciprea apotropaica (monile ricavato da una conchiglia incastonata in metallo prezioso).

SALA DEL SINDACO

Municipio Sindaco

La sala del sindaco, utilizzata ora come sala di rappresentanza, fino a tempi recenti era l’ufficio operativo del sindaco di Cagliari. Colpisce subito un enorme arazzo (4,5 metri per 7) appeso a una parete: di fattura fiamminga e risalente al XVII secolo, non si conoscono con precisione le circostanze in cui arrivò in città. Fu diviso in 4 parti utilizzate separatamente per poi essere restaurato, ricomposto ed esposto fin dall’inaugurazione in questo palazzo.

In questa sala colpisce una bella scrivania antica, di origine francese, appartenuta al sindaco Bacaredda. Originariamente era un tavolo da biliardo, poi convertito a scrittoio; infatti sono ancora presenti, sulle gambe, le uscite laterali delle palle da gioco.

Di fronte all’arazzo fiammingo c’è anche un grande quadro realizzato da Giovanni Marghinotti (Cagliari 1798-1865) raffigurante Carlo Felice da re (sì, proprio quello della S.S. 131, anche se, per realizzarla, utilizzò il vecchio tracciato di una strada romana, mica lo inventò lui, quel tracciato).

In una teca tra due porte, ci sono le chiavi della città, le mazze d’argento che vengono utilizzate nella processione di sant’Efisio, la penna d’oro con cui venne firmata la pergamena per la posa della prima pietra del palazzo e il Toson d’oro, simbolo dell’autorità del sindaco.

SALA SABAUDA

Municipio Sabauda 1

Una sala sontuosa, molto bella. È l’ufficio del vicesindaco. Questa è una delle pochissime stanze che ha conservato arredi, carte da parati e soffitto a cassettoni originali, nonostante i pericoli della guerra e gli stravolgimenti del tempo.

Alle pareti si trovano alcuni dipinti raffiguranti i re sabaudi e uno, molto grande, che rappresenta il re Carlo Alberto e la consegna delle chiavi della città ai Savoia (dove, chissà come mai, loro sono tutti alti e chiari e noi tutti piccoli e scuri).

Municipio Sabauda 2

Tornando verso l’uscita si incontrano una piccola galleria di fotografie di quasi tutti i sindaci di Cagliari, una delle pietre musicali di Pinuccio Sciola (che suona davvero divinamente) e l’ultima statua: una copia in bronzo de La madre dell’ucciso, di Francesco Ciusa, talmente verosimigliante che se iniziasse a respirare o si alzasse e andasse via o se singhiozzasse sommessamente nessuno si stupirebbe.

Perle, per chiudere in bellezza questo piccolo viaggio tra passato e presente.

Al prossimo giro!

Coccoetta
Coccoetta
coccoetta@coccoetta.it