Il Parco di Molentargius: genti arrubia, ma non solo - Coccoetta
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Il Parco di Molentargius: genti arrubia, ma non solo

Come tutti sanno, Cagliari è una città che si affaccia sul mare.

La città incontra il mare su via Roma e il porto, su viale Diaz, con la bella passeggiata sull’acqua, sullo stagno di Santa Gilla ad ovest e sulla sua spiaggia più famosa, il Poetto, ad est.

Proprio lì, tra Cagliari e il Poetto, c’è lo stagno di Molentargius, con le saline ed il parco, dove vi porterò questa volta.

Non stiamo parlando di un parco nel senso tradizionale del termine, come quello di San Michele, per esempio, con panchine e prati e alberi, no. Parliamo di un parco speciale, una zona umida, ma fruibile dalle persone al pari degli altri.

Mi sono documentata: tra tutte le possibilità che ho per visitarlo, dato che sono un’inguaribile pigrona, scarto la bici e la camminata e scelgo quella a me più congeniale: il bus elettrico.

In più, tenendo conto che sono anche un’inguaribile ingorda di cose nuove, col bus il giro è più lungo e più completo e poi, proprio in questo periodo, c’è la nidificazione dei fenicotteri e la nascita dei piccoli; come posso rinunciare ad ammirare questo spettacolo della natura a due passi da casa?

Insomma, in una delle solite Giornate Meravigliose Cagliaritane (“solite” lo dico solo per fare invidia a chi non vive in posti così benedetti, in realtà noi ci sentiamo davvero dei privilegiati a stare qui), prendo posto sul piccolo mezzo e partiamo.

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IL PARCO E LE SALINE

Il Parco Naturale Regionale Molentargius-Saline è nato nel 1999 ma la zona era già riconosciuta come una delle più importanti zone umide a livello internazionale, per la biodiversità che esprime.

Il parco infatti è l’habitat di un ecosistema articolato e complesso, in cui vivono specie animali particolari, soprattutto uccelli acquatici. Il territorio è infatti disseminato di postazioni per il birdwatching.

La vegetazione è costituita da specie che resistono alla elevata salinità dell’acqua e del terreno e alla continua esposizione solare; parliamo di piante come tamerici e giunchi.

Il parco è costituito da un sistema di bacini di acqua dolce e salata ed è gestito da un consorzio formato dai Comuni intorno e dalla Provincia di Cagliari.

Negli stagni del parco si raccoglieva il sale già 2000 anni fa e la produzione e il commercio del sale erano un aspetto molto importante per l’economia della zona, fino agli anni ’60 del secolo scorso e infine alla loro chiusura, nel 1985.

Vi lavoravano moltissimi operai, prima abitanti dei paesi vicini e in seguito detenuti ai lavori forzati.

Il sistema era costituito da enormi vasche comunicanti, nelle quali, progressivamente, si faceva evaporare l’acqua di mare e veniva infine raccolto il sale. Inizialmente funzionava in maniera naturale ma, col tempo, si rese necessario pompare acqua con sistemi meccanici, le cui strutture ancora oggi sono conservate e presenti sui percorsi dedicati ai visitatori.

Io mi ricordo ancora dei cumuli enormi di sale, li vedevo dalla macchina, passando in quella zona diretta o di ritorno dal mare, quando ero piccola.

Come al solito, mi sono lasciata prendere dall’immaginazione e ho pensato a quante storie e quante vite si sono svolte in questi luoghi, certamente si potrebbero scrivere decine di libri. Pensate a quante lettere sono andate e tornate, agli oggetti personali e di lavoro, una miniera di informazioni e di storie.

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UCCELLI E ALTRI ANIMALI

Il parco è popolato da molte specie di uccelli acquatici: avocette, cavalieri d’Italia, sterne, fraticelli e sono quasi tutti bianchi e neri o bianchi e grigi.

La guida ci ha spiegato che vivono pacificamente anche perché hanno una dieta diversa da specie a specie e pescano il cibo a profondità diverse del fondo dello stagno.

Nel parco vivono anche le nutrie, che, ho scoperto, non sono grossi topi; sono, sì, roditori, ma di una specie di castori del sud America. Pur essendo erbivori e quindi non costituiscano un pericolo per gli uccelli, si sta cercando di tenere sotto controllo la loro comunità, perché danneggiano gli argini e disturbano la nidificazione degli uccelli che abitano il parco.

Anche gli insetti sono di casa in grande varietà e quantità ma a farla da padrone sono senza dubbio le zanzare. È buffo vedere le persone agitarsi per liberarsi dai nugoli di zanzare in amore che assaltano pacificamente i visitatori. Pacificamente perché nel periodo dell’accoppiamento non pungono. L’effetto comico è garantito.

Ma i veri re del parco sono però i fenicotteri.

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I FENICOTTERI

È difficilissimo avvicinare i fenicotteri. Anche se sono abbastanza abituati alla presenza umana, sono molto riservati. Se poi pensate che il mio tour è avvenuto nel periodo della nidificazione, allora sono anche giustificati e spiega anche perché ho potuto fotografarli solo da lontano

Chi non li ha visti e ammirati, con il piumaggio rosa acceso e la silhouette elegante ed esile, passando vicino agli stagni di Cagliari?

Mi ricordo che una volta, attraversando il parcheggio di casa mia, al tramonto, ho sentito uno strano rumore, quasi un rombo leggero che proveniva dall’alto e alzando lo sguardo ho assistito al passaggio di uno stormo di fenicotteri rosa, bassissimi, in formazione. Il rumore era il frullare delle loro ali. Ogni tanto, un ordine veniva impartito con una voce roca, forse sulla direzione o la velocità per tenere il passo. Tutti gli abitanti della via erano stupefatti, fermi nei balconi o sui marciapiedi e tutti abbiamo aspettato che anche l’ultimo di loro fosse andato, prima di riprendere a respirare. Un magnifico spettacolo, durato troppo poco.

I fenicotteri rosa o, come sono chiamati qui, Sa Genti Arrubia (il popolo rosso), sono trampolieri sociali che vivono in grandi comunità. Da adulti sono alti al massimo un metro e sessanta, hanno un’apertura alare piuttosto ampia e sono molto leggeri. Nascono grigi e assumono il colore rosa in età adulta. Possono vivere anche 50 anni in zone protette come il nostro parco. Vivono tra la Francia e l’Africa del nord e svernano da noi per il clima mite.

Si nutrono di piccoli crostacei che raccolgono nel fango del fondo dello stagno, filtrando le impurità col becco.

Ammirare con un cannocchiale la colonia che sta al centro del bacino Bellarosa e vedere i nidi conici di fango scuro, da cui ogni tanto spunta qualche piccolo grigio, è stata una grande emozione, che non è stata scalfita nemmeno dalla lotta contro i nugoli di zanzare innamorate.

Percorrendo sul bus elettrico la strada del ritorno, lungo un reticolo di stradine sterrate, non si finisce di meravigliarsi di tanta bellezza a un passo dai palazzoni della città. Si incontrano sportivi di tutte le età che corrono o vanno in bicicletta, che passeggiano, che si godono il bel tempo e il clima tiepido della primavera.

Imparo così che il Parco di Molentargius è anche un ottimo porto per rilassarsi. Ci tornerò, magari a leggere un libro.

Coccoetta
Coccoetta
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