Il verde di Cagliari: a spasso tra storia e natura - Coccoetta
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TrekkingVerde_Copertina

Il verde di Cagliari: a spasso tra storia e natura

La primavera è davvero una stagione benedetta in Sardegna e io, in questo passato inverno, ho sofferto talmente tanto freddo che non vedo l’ora di poter passare qualche mattinata al sole per scaldarmi un po’. La prima occasione è un trekking urbano che ha come tema: il verde di Cagliari, organizzato da Paolo Usai, naturalista e guida ambientale escursionistica, oltre che fotografo. Ho già avuto modo di seguirlo in altre occasioni e quindi sono sicura che sarà una bella passeggiata.

Il percorso ha inizio nel quartiere di Castello, termina alla Basilica di San Saturnino ed è studiato per farci incontrare tutte le piante più diffuse in città, oltre che per farci ammirare scorci e paesaggi bellissimi.

Cagliari è una città con alcuni grandi polmoni verdi, come l’Orto Botanico, i parchi di Monte Claro e Monte Urpinu e i Giardini pubblici, ma si possono trovare piante che decorano il paesaggio urbano anche in molte vie e piazze della città.
Una cosa che non sapevo è che il verde di Cagliari risale al massimo alla metà dell’Ottocento; ci sono moltissime altre cose che non so, sull’argomento, ecco perché ho scelto di impararne alcune in questa bella camminata.
Sotto un cielo perfettamente azzurro, senza variazioni di colore, se non quelle dovute allo spessore dell’atmosfera, e rimpiangendo di non aver avuto la lungimiranza di mettere un filo di crema protettiva, si parte.

CASTELLO

Il quartiere di Castello, per sua natura, non ha aree verdi pubbliche, ma in piazza Indipendenza si trovano esemplari di Washingtonia filifera, una palma altissima, con una sorta di gonnellino filamentoso, originaria della California; una Fitolacca, che è un albero che produce delle bacche utilizzate in passato per correggere il colore del vino; due Cycas, piccole palme appartenenti a un genere con piante molto antiche e un Ailanto, molto infestante e proveniente dall’Oriente, che in questo periodo è ancora spoglio, in letargo.

 

TrekkingVerde_Ailanto

VIALE BUONCAMMINO

Attraversando Porta Cristina, si arriva in viale Buoncammino, dritto e lungo, con una vista mozzafiato sul porto, sul quartiere di Stampace e sul golfo degli Angeli.
Una delle prime cose che attira l’attenzione è un enorme Ficus magnolioide, sul primo belvedere, dopo l’arco a sinistra. Questa enorme, bellissima pianta ha, come molte magnolie di Cagliari, una storia un po’ curiosa. Originariamente, quando le magnolie vennero messe a dimora, vennero confuse con Ficus benjamin, molto più contenuti nella crescita e meno invasivi. Solo verso gli anni ’30 del Novecento, l’allora direttrice dell’Orto botanico di Cagliari, Eva Mameli Calvino (sì, proprio la mamma di Italo, il celebre scrittore) identificò correttamente la specie dei ficus che però, a causa dell’inizio della II Guerra mondiale, non poterono essere trasferiti altrove e rimasero lì, dove li conosciamo. Ora sono una delle caratteristiche del paesaggio cagliaritano, con tutte le conseguenze, buone e cattive, che derivano dal fatto che le grosse radici cercano l’aria e quindi stanno in superficie, creando geometrie e decorazioni meravigliose come quelle nei giardini pubblici (quanti libri ho letto, accomodata su quelle chaise longue naturali!), ma anche rovinando strade e pavimenti, come in viale Merello o in viale fra Ignazio e a volte creando problemi nelle abitazioni private.
TrekkingVerde_Magnolia

Sempre su viale Buoncammino, negli anni ’30 del secolo scorso, era stato progettato e realizzato un Viale delle Rimembranze, secondo un piano che prevedeva la messa a dimora di un pino per ogni caduto nella I Guerra mondiale. Ma la scelta degli alberi fu sbagliata: i pini piantati morirono tutti e il Viale fu sostituito da un Parco, realizzato ex novo in via Sonnino, dov’è ancora.
Sul costone roccioso che scende verso il quartiere di Stampace, ci sono Aloe e Agavi, mentre davanti alla Questura (la vecchia caserma Carlo Alberto), dai primi del ‘900 c’è un filare di Jacarande. In primavera questi alberi offrono una splendida fioritura azzurra (che, però, quando cade, ha un odore nauseante che io detesto).
Nella parte del viale davanti al vecchio carcere troviamo molti Pini comuni, quelli con le pigne e i pinoli, per intenderci, Araucarie originarie della Nuova Zelanda e Bagolari, le cui radici alla ricerca dell’acqua spaccano la roccia.
TrekkingVerde_Pini

STAMPACE

Costeggiando il muro di cinta dell’Anfiteatro romano (ne approfitto per dare una sbirciatina e vedo che hanno tolto tutte le impalcature e perfino la gru. Si avvicina la riapertura!), iniziamo a scendere verso il mare.
Il quartiere  di Stampace è privo di zone di verde pubblico, se si eccettua l’Orto Botanico (che però non so se rientra nei confini del quartiere), ma, strada facendo, troviamo comunque qualche aiuola con Cycas e Agavi, Rosmarino, Aloe o Triplice, una pianta ruderale spontanea, molto infestante, che fa dei fiorellini gialli e sembra una siepe ben curata.
Poi troviamo il Carpobrotus acinaciformis (ho chiesto il nome 15 volte e, alla fine, per poterlo ricordare, l’ho dovuto scrivere!), che, detto così, pare che nessuno lo conosca, ma è comunissimo e molto utilizzato anche nel verde di abitazioni private. Si chiama anche Fico degli ottentotti ed è una pianta grassa che cresce velocemente e copre le superfici con foglie carnose e fiori di un rosa acceso e petali lunghi e stretti. Guardate la foto qui sotto e lo riconoscerete di sicuro anche voi.
TrekkingVerde_Carpobrotus

Scendendo ancora, lungo via Ospedale incontriamo la chiesa di San Michele e il primo Collegio gesuitico della città, poi diventato Ospedale militare e ora sede di dipartimento universitario; ancora più giù arriviamo in piazza del Carmine, dove possiamo vedere esemplari di Ficus retusa, che non solo hanno le radici simili ai loro cugini magnolioidi, ma hanno anche radici aeree che sembrano ricami sui tronchi e sui rami.
TrekkingVerde_Ficus

VIA ROMA

Sul lato porto si trovano filari di alberi di Giuda, di palme da datteri e palme delle Canarie, che si distinguono dal tronco: quelle da datteri hanno un tronco più sottile, mentre quelle delle Canarie più grosso.
Il verde di via Roma è quasi tutto posteriore all’ultima guerra, dal momento che i bombardamenti del 1943 hanno distrutto quasi tutto il centro storico della città. Sui tronchi di alcune palme di fronte alla calata Darsena si vedono ancora i danni delle schegge che li hanno colpiti. Questo accade perché la materia dei tronchi delle palme non si rigenera, come avviene per le altre piante che hanno un tessuto meristematico (quante parole difficili ho imparato oggi?!).
TrekkingVerde_Palme

Lasciamo via Roma e ci avviciniamo a via Sonnino. La nostra passeggiata sta per finire.

PARCO DELLE RIMEMBRANZE

Qui si trova l’albero di Cagliari di cui si ha la notizia più antica: una Prosopis Torquata, detto anche albero ferro per la robustezza del suo legname ed è un albero originario delle zone aride e desertiche dell’America del sud. Nonostante sia stato dichiarato Monumento ambientale dalla Regione Sarda, purtroppo, nel tempo non è stato curato bene e ora il tronco si è diviso in due e rischia di spaccarsi, nonostante un’impalcatura ne sostenga una parte. Ma come è arrivato a Cagliari? Nei primi anni dell’Ottocento, una nave inglese attraccò nel porto di Cagliari per ripararsi dalle avverse condizioni del mare. Trasportava alberi per scopi commerciali. Accolti in città con un ricevimento in loro onore, gli inglesi ricambiarono donando diversi esemplari di questa pianta. Questo è l’unico rimasto.
TrekkingVerde_Prosopis

La nostra lunga passeggiata termina nel Parco di San Lucifero, dove ammiriamo un albero sacro per la filosofia buddhista: un Ficus religiosa, con le foglie cuoriformi che troviamo spesso rappresentate nell’iconografia orientale.
Abbronzata, rilassata e affamata, ma contenta, ringrazio e saluto i miei compagni di avventura e, naturalmente, la nostra guida. Adesso corro a casa, a raccontarvi tutto.

Coccoetta
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