I tesori del MURATS di Samugheo. Orditi e trame tra storia e leggenda. - Coccoetta
15693
post-template-default,single,single-post,postid-15693,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,qode-theme-ver-10.1.1,wpb-js-composer js-comp-ver-5.0.1,vc_responsive
Samugheo_MURATS_1

I tesori del MURATS di Samugheo. Orditi e trame tra storia e leggenda.

È il lunedì dell’Angelo, mi sveglio a Sassari ma devo essere a Cagliari in tarda mattinata.

Devo viaggiare da sola, cosa che adoro, e penso a come ottimizzare tempo, spazio e vita. Mi serve un’idea per spezzare il viaggio e fare un’esperienza nuova.

Decido: vado al MURATS – Museo Unico Regionale dell’Arte Tessile della Sardegna, a Samugheo. Una deviazione sufficiente per garantire la puntualità dell’arrivo a Cagliari ma anche per fare nuove esplorazioni in posti poco battuti.

Armata di Google Maps e di vecchia carta stradale (non si sa mai e poi mi piacciono un sacco), parto.

Mentre viaggio sulla statale 131, che in primavera offre panorami davvero belli, ma soprattutto quando la lascio e imbocco la provinciale penso: anche se dovesse essere brutto, sarebbe comunque valsa la pena aver fatto il viaggio, per il panorama meraviglioso lungo il fiume Tirso in questa stagione.

Arrivo.

Accoglienza cordiale e con il sorriso (da addetta ai lavori, so che non è cosa scontata). Biglietto davvero molto modesto: 2,50 Euro. La deformazione professionale mi spinge a pensare a tutto ciò che si potrebbe fare anche con un solo meritatissimo euro in più, figurarsi con il doppio del prezzo, che sarebbe comunque un ingresso economico.

Samugheo_MURATS_2

La guida mi dice: “L’accompagno…”. Che bello!, non è la solita visita guidata ma un vero Viaggio.

Si viaggia in un universo a metà tra tradizione e creatività, multiforme e colorato: i tessuti e il loro utilizzo.

All’ingresso sono esposti un telaio orizzontale molto antico (nella foto sopra) e, sulla parete accanto, una installazione fatta interamente di materiale riciclato di vario genere: su una vecchia rete da letto, pezzi di una bilancia, di un motore, una ruota di bicicletta, un lucchetto e molte altre cose, tutte in metallo, formano una pavoncella. È estranea al contesto, nel senso che non è di stoffa, ma mi colpisce per l’originalità.

Samugheo_MURATS_3

Accanto c’è un altro telaio, questa volta verticale, recente e addirittura tridimensionale.

Samugheo_MURATS_4

Ascolto le spiegazioni e non mi accorgo che il percorso museale non è ancora iniziato ma il Viaggio sì.

Attraversiamo tutto il museo, organizzato su due piani, passando dall’antico al moderno, dai manufatti pregiati di varie zone della Sardegna a quelli di uso comune, misti a installazioni e opere di una mostra che pare concepita per arrivare fin dentro questo museo: si tratta di “Intrecci liberi” della Fiber Artist Daniela Frongia, una storia personale e universale che rende omaggio all’arte tessile sarda con pezzi che riprendono forme e materiali propri di questo settore artistico.

Il MURATS non è nuovo a queste iniziative, anzi, la mia guida mi ha detto che spesso si tengono mostre che si armonizzano perfettamente con il materiale dell’esposizione permanente.

La collezione comprende molti esemplari, realizzati in teli di lana, cotone e lino, larghi quanto il telaio lo permetteva e poi cuciti tra loro.

Coperte, tappeti, copri cassapanca, e perfino dei tapinus ‘e mortu, sorta di tappetini utilizzati per adagiarci le salme al momento della veglia funebre, di cui sopravvivono soltanto pochissimi esemplari in tutta la Sardegna e la maggior parte dei quali sono conservati qui.

E poi le bisacce, con i fiocchi e colori se destinati all’uso femminile, sobrie e in bianco e nero se per gli uomini.

Ci sono anche lunghe corsie chiamate affaciadas che decoravano le facciate delle case in occasione del Corpus Domini, quelle esposte sono di un azzurro così intenso e vivo da sembrare il risultato di una colorazione artificiale e si stenta a credere che sia invece il prodotto della lavorazione di un’erba.

 

Una sezione è dedicata all’esposizione dei risultati del progetto AnnodarTe, che unisce creatività e tradizione, antiche tecniche e nuove idee e che ha prodotto manufatti nuovi di grande bellezza.

Samugheo_MURATS_5

La collezione del MURATS è molto ricca e l’esposizione cambia spesso, per mostrare tutte le sue bellezze.

Scopro così che il tappeto, nell’uso che noi siamo abituati a considerare, arriva ad essere un oggetto comune solo nel Novecento. Prima, per ragioni economiche, si producevano soprattutto coperte e bisacce.

Qualche passaggio mi lascia un po’ interdetta: sapevate che la pasta del pane talvolta veniva messa a lievitare avvolta nelle coperte in cui aveva appena dormito qualcuno, perchè quel calore è ideale per quel processo? Tanto, mi rassicura la mia guida, poi il fuoco disinfettava tutto…

Il resto però è davvero tutto meraviglia.

Che dire della simbologia utilizzata per le decorazioni? La sua conoscenza e comprensione sono in parte ancora da approfondire e perfezionare, talmente è articolata e ricca di significati diversi.

 

Il mio mentore in questo viaggio mi insegna che ogni simbolo ha una valenza positiva o negativa secondo l’orientamento, il contesto, l’utilizzo che ne viene fatto. Il triangolo, per esempio, è sia vita che morte; la pavoncella invece, un classico della decorazione sarda, ha origini tutt’altro che religiose: originariamente era un simbolo pagano e rappresentava un avvoltoio e solo in seguito è diventata simbolo religioso.

Abbiamo poi la figura dell’orante, lo psicopompo, il rombo uncinato e le righe a zig zag, che simboleggiano l’acqua che scorre.

Tutte queste figure si intrecciano e formano decorazioni complicate e affascinanti su queste stoffe preziose. Nella maggior parte dei casi hanno una funzione comunicativa, simbolica ed estetica, ma a volte hanno anche un uso pratico, come quello di indicare l’esatta posizione in cui dovevano stare le prefiche.

Anche l’allestimento del museo stesso è in tema con la collezione esposta: lunghi fili colorati si intrecciano e disegnano lo spazio all’interno, con uno stile suggestivo e moderno.

Samugheo_MURATS_6

Ecco cos’è il MURATS: un bell’incontro tra antico e moderno, tra passato e presente, tra storia e leggenda.

Andando via ripenso a come sono arrivata qui: temevo che il museo potesse deludermi e consideravo il panorama bellissimo un motivo più che sufficiente per venire fin qui. Ora invece so che che il museo, anche da solo, vale la pena del viaggio e che il panorama resta un bellissimo valore aggiunto.

E, considerato che gli allestimenti e le mostre sono costantemente aggiornate, non mi resta che tenermi informata e prepararmi per la prossima visita.

Coccoetta
Coccoetta
coccoetta@coccoetta.it